Le meraviglie della Chiesa angioina al Museo Diocesano di Napoli

La visita del Complesso del Museo Diocesano culmina con la Chiesa angioina, nata nei primi anni del ‘300. Ma qui una premessa è necessaria. Napoli non è solo Caravaggio e il Barocco.Sebbene non siano in molti a dirlo, il secolo più grande dell’arte della cultura locale va dalla seconda metà del Duecento a tutto il Trecento, un arco di un secolo e mezzo in cui la città conobbe un’autentica vocazione internazionale. Sono gli anni della dominazione angioina, dal 1266 al 1381. Durante l’avvicendamento di almeno quattro re, Carlo I, Carlo II, Roberto e Giovanna, sorgono i monumenti che ancora oggi caratterizzano il volto della città, da Castelnuovo alle grandi chiese. Non vi è dubbio che i tra massimi promotori di questa rinascenza napoletana, vi sia la Regina d’Ungheria.Scomparsa nel 1323, Maria d’Ungheria era stata una sposa bambina di Carlo II, re di Napoli, con cui si unì diciassettenne nel 1270. Ebbe 13 o addirittura 14 figli. Nella chiesa a lei intitolata, addossata ad una parete in una collocazione non originaria, vi è anche la sua tomba.Proviamo ad accarezzare con lo sguardo il viso di una regina scaltra e colta che più volte resse il trono di Napoli in qualità di vicario e che fu, tra le altre cose, committente di artisti come Simone Martini. Ha sul capo la corona, ma sembra in tutto e per tutto, come attesta la sobrietà con cui lo scultore l’ha vestita, una donna colta dal sonno. La tomba è sorretta da quattro virtù: prudenza, temperanza, giustizia e forza, doti di cui soprattutto di questi tempi dovremmo farne un po’ tutti scorta. A rigore manca solo la pazienza.
Questa meravigliosa opera in marmo bianco con inserti di mosaico è uno dei capolavori della scultura gotica a Napoli. Fu eseguita tra il 1324 ed il 1325 da Tino di Camaino, il quale vi dispiega un linguaggio raffinato dentro cui la conoscenza della pittura di Giotto e Simone Martini si coniuga con elementi del gotico francese. E’ oramai da tempo che gli studiosi sono concordi nel leggere questo monumento come un potente veicolo di propaganda politica e dinastica, a cominciare dal fatto che sotto le arcate si celebra la famiglia reale. Risiedono infatti 11 dei 13 figli di Maria d’Ungheria tra i quali vediamo Carlo Martello, Roberto d’Angiò e Ludovico da Tolosa, canonizzato nel 1317.
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Source: Arte NEWS

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