Era il 1863 quando Ugo Zannoni iniziò a lavorare a un monumento che avrebbe lasciato il segno: la statua di Dante Alighieri di Piazza dei Signori a Verona. Magro e austero, con la Divina Commedia in una mano, un dito sul mento e la mente assorta in pensieri profondi, il sommo poeta prese forma nel marmo mentre i fermenti del Risorgimento agitavano la penisola ancora divisa. L’occasione fu il sesto centenario della nascita di Dante. Ma, si sa, il vate fiorentino era già un potente simbolo di italianità. Gli austriaci ce la misero tutta per boicottare il progetto. Che c’entra Dante con Verona? Chiedevano ai promotori. Perché non puntare invece su qualche illustre talento autoctono? L’obiezione era evidentemente pretestuosa: durante il suo esilio da Firenze, Dante fu accolto per sei anni alla corte scaligera e scrisse qui buona parte della cantica del Paradiso, dedicata a Cangrande della Scala. Insomma, non c’erano scuse. La statua venne scoperta in Piazza dei Signori la notte fra il 13 e il 14 maggio del 1865, in tempo per festeggiare il seicentesimo compleanno del poeta. “Il grande atto si compie senza rumore, senza tripudio, senza musica e fiori”, scrisse L’eco del Veneto: nel timore che scoppiasse un tumulto, gli austriaci avevano vietato ogni manifestazione. Ma Dante era ormai in strada tra la gente, pronto a traghettare Verona e l’Italia verso il futuro. Piazza dei Signori a Verona con la Statua di Dante di Ugo Zannoni. Orledio / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)E Zannoni? Al concorso indetto per la realizzazione della statua il giovane scultore aveva prevalso su nomi altisonanti della scena italiana. Dopo l’avventura dantesca continuò ad abbellire la città con le sue opere: il monumento ad Aleardo Aleardi in via Cavour, il vescovo Luigi di Canossa in Duomo, l’Immacolata nel santuario della Madonna di Lourdes alle Torricelle. Poi il successo assunse dimensioni globali: le sculture di Zannoni finirono a Londra, a Monaco, a New York. Lui divenne ospite fisso alle Esposizioni Universali, Cavaliere della Corona sotto il Regno d’Italia e consigliere dell’Accademia di Brera, dove andò a sostituire Francesco Hayez. Con la sua città fu sempre generoso: fu per esempio tra i padri della Galleria d’Arte Moderna, donando ai Musei Civici veronesi sculture, gessi e dipinti della propria collezione personale. A settecento anni dalla morte di Dante e a un secolo dalla scomparsa di Zannoni, Verona dedica al “suo” scultore una grande mostra. Dal 26 giugno La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919), scultore, collezionista e mecenate ci aiuterà a riscoprire un’importante figura dell’Ottocento italiano e una memorabile pagina di storia del collezionismo. Ampio spazio sarà dedicato alla genesi della statua di Dante con il bozzetto in bronzo del monumento. Ugo Zannoni, Statua di Dante Alighieri, 1863-65 (dettaglio). Deutsche Fotothek‎ / CC BY-SA 3.0 DE (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en)Alla GAM – il museo voluto dall’artista – saranno ricostruite le tre Sale Zannoni con le opere donate ai Musei Civici nell’allestimento del 1908. “Fu grazie all’impulso e al profondo impegno civile e culturale di Ugo Zannoni che all’inizio del Novecento il Museo Civico poté rivolgere la sua attenzione sull’arte allora contemporanea”, ha spiegato la curatrice dell’esposizione e direttrice dei Musei Civici di Verona Francesca Rossi: “La mostra ha il merito di offrire il primo studio approfondito sulle vicende della collezione Zannoni. Grazie a una sistematica campagna di ricognizione, le circa 200 opere donate sono state oggetto di ricerche, interventi conservativi, documentazione fotografica e schedatura. Per questo, nell’attesa della riapertura della Galleria, sono stati organizzati appuntamenti virtuali come pillole video e visite guidate per raccontare la mostra all’interno dell’iniziativa Museo Agile diffusa tramite il portale internet e i canali social dei Musei Civici”. Roberto Fontana, Lezione a memoria, 1880-1895, olio su tela, 63 x 77,5 cm. Verona, Musei Civici – Galleria d’Arte Moderna Achille Forti (© Ennevifoto, Verona)Tra i lasciti dello scultore ammireremo paesaggi e ritratti che restituiscono uno spaccato dell’Ottocento italiano. Scopriremo lavori di Domenico Induno, Mosè Bianchi, Leonardo Bazzaro, Julius Lange, Luigi Nono e Angelo Morbelli, e poi la rievocazione dell’atelier dello scultore e della sua raccolta d’arte, come in una galleria privata del XIX secolo. Incontri e approfondimenti sul collezionismo e sul mecenatismo contemporaneo arricchiscono il progetto, che si ispira al concetto di “museo partecipativo”: la sua “filiera” – dalla ricerca al restauro, fino alla didattica e alle attività di mediazione culturale – ha visto infatti i Musei Civici lavorare in simbiosi con il Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona e con l’Accademia di Belle Arti, che ha curato il cantiere di restauro dei gessi Zannoni in Galleria. La mostra sarà visitabile alla GAM dal prossimo 26 giugno al 31 gennaio 2021.
Source: Arte NEWS

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