Dal Gauguin del Thyssen-Bornemisza alla Collezione di British Airways, l'arte all'asta dopo la pandemia

Tempi duri per l’arte dopo l’emergenza sanitaria, anche quando appartiene a facoltosi collezionisti. È il caso del dipinto Mata Mua di Paul Gauguin, fino a pochi mesi fa in mostra nel percorso permanente del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. Tra i primi spazi espositivi a riaprire in Spagna dopo la chiusura legata alla pandemia, il Thyssen-Bornemisza si è ritrovato privo di uno dei suoi tesori più rappresentativi. Secondo il quotidiano spagnolo El Paìs, il quadro potrebbe essere in vendita dalla sua proprietaria, la collezionista Carmen Cervera, vedova del barone Heinrich von Thyssen-Bornemisza che nel 1988 si accordò con lo Stato spagnolo per dar vita all’omonimo museo. Mata Mua fa parte di un gruppo di opere rimaste di proprietà della famiglia ed esposte negli spazi dell’istituzione madrilena grazie a prestiti più volte rinnovati. Al Thyssen-Bornemisza, insomma, il dipinto di Gauguin è ormai di casa. In più, dopo dieci anni di permanenza sul territorio, in Spagna un’opera d’arte diventa di interesse nazionale. Di qui la levata di scudi dell’opinione pubblica e della stampa, nonché la preoccupazione serpeggiante all’interno del museo. Intanto, riferisce El Paìs, pare che Cervera abbia ottenuto dal governo il permesso di portare la tela fuori dai confini e si appresterebbe a mettere in vendita altri capolavori della sua collezione: il Ponte di Charing Cross di Claude Monet, i Cavalli da corsa con paesaggio di Edgar Degas e Martha McKeene of Wellfeet di Edward Hopper. Claude Monet (1840 – 1926), Il Ponte di Charing Cross, 1899, Olio su tela, 64.8 x 81.6 cm, Thyssen-Bornemisza MuseumMata Mua è considerato un quadro particolarmente prezioso all’interno del repertorio di Gauguin. Nel 1984 il suo acquisto da parte del barone von Thyssen con Jaime Ortiz-Patião stabilì il record d’asta del pittore francese in una memorabile vendita da Sotheby’s. Da allora il valore di questo idillio tahitiano in versione olio tu tela è cresciuto esponenzialmente: da 3.9 a 45.6 milioni di dollari. Invitato da Cervera ad acquistarlo nel 2010, il museo madrileno ha preferito rinnovare il prestito, cercando di mantenere nelle proprie sale questa come altre opere ereditate dalla vedova. Dal 1999 sono state esposte a Palacio de Villahermosa 429 opere della collezione privata del barone, per un valore stimato di 750 milioni euro. Mentre la Spagna trattiene il fiato per il capolavoro di Gauguin, nel Regno Unito un’altra importante raccolta sta per essere sacrificata sull’altare della crisi post-Covid. Si tratta della Collezione di arte contemporanea di British Airways, che comprende opere di Damien Hirst, Peter Doig, Tracey Emin, Anish Kapoor, Chris Ofili. Il pezzo più prezioso sembra sia firmato da Bridget Riley. Fu acquistato parecchi anni fa e, come per molte opere di proprietà della compagnia britannica, le sue quotazioni sono aumentate in maniera consistente, fino a raggiungere il milione di sterline. British Airways non ha ancora reso noto l’elenco delle opere selezionate per la vendita all’interno di un corpus di migliaia di pezzi. La BBC riferisce che saranno almeno dieci e le curatrici Susie Allen e Laura Culpan di Artwise, che fino al 2012 hanno assistito la compagnia di bandiera nella sua attività collezionistica, sembrano dare per scontato che nel novero ci saranno alcuni “key treasure”. Intanto, secondo il quotidiano britannico Evening Standard, la casa d’aste Sotheby’s sarebbe stata allertata per procedere all’incanto appena possibile. Liquidati i capolavori del contemporaneo, British Airways avrà di fronte un problema ancora più spinoso: 12 mila posti di lavoro messi in forse dalla crisi dei trasporti aerei. Leggi anche:• Sopravvivere vendendo un Van Gogh? Le strategie dei musei americani• Da Napoli a Venezia il museo cambia pelle. Scenari e proposte dopo l’emergenza Covid-19• Oltre il lockdown il museo del futuro
Source: Arte NEWS

1 commento su “Dal Gauguin del Thyssen-Bornemisza alla Collezione di British Airways, l'arte all'asta dopo la pandemia”

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