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Transformers – L’ultimo cavaliere

L’idea di base è nota: i Transformers sono sulla Terra dalla notte dei tempi, e hanno segretamente presenziato a tutte le tappe fondamentali dell’umanità. Qui si ipotizza che dai tempi di Re Artù uno scettro alieno racchiuda l’arma finale perché i Decepticons (leggi: cattivi) annettano definitivamente la Terra al loro pianeta con l’aiuto dell’ingannatrice Quintessa. E anche l’autobot (leggi: buono) per eccellenza, il grande Optimus Prime, sembra stavolta contro gli umani che sempre ha protetto. Ma il destino dell’umanità è nelle mani di due insospettabili “prescelti”. Se la sceneggiatura è il solito caos in cui è impossibile raccapezzarsi (molto viene dalla serie Headmasters, per informazione dei fan), il progetto di cinema post-umano di Bay trova qui il suo senso ultimo: la quantità di informazioni contenuta in ogni fotogramma sfida l’illeggibilità, il compiacimento iconoclasta sfiora il luddismo, la forma-cinema è finalmente e completamente deumanizzata, la retina (soprattutto con la visione in Imax 3D) collassa. Ma anche il buon senso. E gli alleggerimenti narrativi, in precedenza efficacemente ironici, si tingono di insopportabile burletta. Tutte le sequenze con il povero Anthony Hopkins e il suo automa-maggiordomo gridano vendetta, ma si respira una brutta aria già dall’incipit, con un mago Merlino ubriacone che sembra uscito da una parodia dei Monty Python.
PER POSTMODERNI

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Source: Vivimilano Corriere